Pablo Escobar – Vita e Morte del Re della Cocaina – Biografia 2019

Pablo Escobar – Vita e Morte del Re della Cocaina – Biografia 2019

Pablo Escobar è stato il trafficante di droga di maggior successo al mondo. Ed è stato anche il più micidiale. Durante il suo regno di 17 anni ai vertici dell’impero colombiano della cocaina, ordinò l’uccisione di migliaia di persone, tra cui giudici, ministri e persino un candidato presidente.

Al culmine del suo potere incassava più di un milione di dollari al giorno, ma alla fine fu costretto a vivere come fuggitivo nella giungla colombiana, finché non trovò la morte per mano dei corpi speciali della polizia colombiana, proprio nella città su cui aveva regnato incontrastato.

Pablo_Escobar_Evil
Pablo Escobar

Primi Anni di Vita

Pablo Emilio Escobar Gaviria nasce il 1° dicembre 1949 nella cittadina di Rionegro, a 45 minuti da Medellín, in Colombia. Suo padre, Abel, è un umile contadino che lavorava sodo, mentre sua madre Hermilda è un’insegnante di scuola.

Pablo, il terzo di sette figli, cresce in una famiglia modesta in un piccolo villaggio la cui economia è basata sul commercio di cocaina e marijuana. Fin da piccolo Pablo comincia quindi a conoscere la violenza che accompagna il traffico della droga.

Prima che Pablo inizi la scuola, la famiglia si trasferisce a Envigado, un piccolo villaggio appena fuori Medellin, in modo che Hermilda possa insegnare nella locale scuola elementare. Abel vende la fattoria e trova un lavoro come guardiano del quartiere. Attraverso il suo lavoro a scuola, Hermilda diviene presto un membro rispettato della comunità.

A scuola Pablo si dimostra uno studente brillante. Sebbene fosse un po’ paffuto (a causa della sua passione per il fast food) ha talento per tutti gli sport, in particolare per il calcio.

Giovanissimo Pablo Escobar
Un giovanissimo Pablo Escobar.

Pablo a 13 anni entra a far parte di un movimento di cultura giovanile noto come Nadaismo (una sorta di dadaismo in versione colombiana) che incoraggia i giovani a sfidare l’ordine stabilito ed a disobbedire ai genitori. Parte di questo movimento di controcultura prevede la sperimentazione di droghe, portando il futuro boss della droga a sviluppare una dipendenza dalla marijuana che non lo avrebbe mai abbandonato.

All’età di 16 anni Pablo è diventato un giovane grassoccio e non molto alto (1,66 m), ha una faccia bella rotonda e porta un paio di baffetti sottili. Un paio di mesi prima del suo diciassettesimo compleanno lascia la scuola, annoiato dalla solita routine e desideroso di farsi strada nel mondo, ma a modo suo.

Dopo aver lasciato la scuola, l’intraprendente Pablo avvia una piccola officina per riparazioni di biciclette. Gira per le strade e la discarica locale alla ricerca di parti di biciclette scartate, da usare come ricambi per riparare biciclette a buon mercato.

Con i soldi guadagnati da questa impresa si compra una Lambretta: ora, con un mezzo di fuga veloce, inizia a pianificare un modo per fare soldi più facilmente che riparando biciclette.

Lambretta Pablo Escobar
Ciò che resta oggi della Lambretta di Pablo Escobar.

Secondo la leggenda, il debutto di Pablo nel crimine inizia con il furto di lapidi dal cimitero locale, che rivende dopo aver raschiato via i nomi dei defunti.

Pablo decide però che la strada per un rapido guadagno è nella rapina di negozi e si mette all’opera. Per prima cosa individua il potenziale obiettivo. Quindi, alla guida della sua Lambretta, si presenta con un passamontagna sulla faccia e fa irruzione con un coltello o una pistola in mano, chiede i soldi e poi se ne va. Tutto in circa 30 secondi.

Dopo alcune rapine di andate a buon fine Pablo recluta suo cugino Gustavo Gaviria per unirsi a lui. Uno resta sulla Lambretta a fare il palo mentre l’altro fa irruzione nel negozio. Nel giro di pochi mesi Pablo finisce per annoiarsi delle rapine e passa a cose più raffinate. Stabilisce un contatto con un rivenditore Renault che gli procura copie delle chiavi delle auto appena vendute, con tanto di indirizzi degli acquirenti. Tutto quello che Pablo deve fare è presentarsi agli indirizzi e prelevare le macchine. Semplice no?

Non proprio, infatti Pablo viene arrestato durante uno di questi furti e finisce in carcere a La Ladera, che si rivela essere per lui una vera università del crimine. Qui infatti apprende dai carcerati più anziani tutto su rapimenti e del traffico di droga.


Una Reputazione Violenta

Una volta tornati in strada, Pablo e suo cugino Gustavo si rimettono subito a rubare macchine. Così facendo accumulano una grande quantità di ricambi rubati che rivendono a poco prezzo. Con questi stessi pezzi i due mettono anche assieme un’auto da corsa che Pablo pilota in competizione locali.

Racing Pablo Escobar
La prima auto da corsa di Pablo Escobar.

Pablo e Gustavo non si limitano a rubare auto e decidono di “vendere protezione” (chiedere il “pizzo”) agli abitanti di Medellín, in modo che le persone li pagassero per assicurarsi che la loro auto non venisse presa.

Pablo è in grado di fornire un tale servizio perché ha ora la reputazione di giovane imprevedibile e violento. Se qualcuno gli deve dei soldi, Pablo non ci pensa due volte ad assumere uno scagnozzo per rapire la persona e farsi così pagare in forma di riscatto. Di tanto in tanto fa addirittura uccidere la persona rapita anche se il riscatto viene pagato, semplicemente per intimorire coloro con cui ha a che fare.

Presto Pablo decide di specializzarsi in rapimenti. Insieme al suo inseparabile cugino, rapisce un ricco uomo d’affari di nome Diego Echavarrìa. A quest’uomo non piacciono molti dei poveri lavoratori di Medellin, che vengono licenziati a frotte da industriali come lui. Nonostante la famiglia paghi il riscatto di $ 50.000, Echavarrìa viene picchiato, strangolato e gettato in un fosso.

Diego Echavarria
Il 20 settembre 1971 i quotidiani danno la notizia della morte di Diego Echavarrìa.

Pur avendo commesso un terribile crimine, la scelta della vittima rende Pablo estremamente popolare tra la gente povera di Medellín, che vedeva nel ricco Echavarrìa nient’altro che uno spietato sfruttatore della povera gente.


L’Inizio del Narcotraffico

Nel 1971, il 22enne Pablo inizia a lavorare per il contrabbandiere di Medellín Alvaro Prieto. Sotto la guida di Prieto, Pablo partecipa al traffico di una discreta quantità di droga ma con un ruolo marginale. Dopo poco tempo, tuttavia, decide che vuole per se una fetta più grossa della torta.

Così si mette in gioco davvero e, alla guida della sua Renault 4 rubata, trasporta dall’Ecuador alla Colombia 5 Kg di pasta di cocaina peruviana, attraversando una serie di posti di blocco di polizia e militari. Tornato a Medellín, raffina la cocaina e si mette in contatto con i fratelli Ochoa che lo aiutano a vendere la merce a Fabio Restrepo, il principale trafficante di cocaina di Medellín.

L’affare è un successo e rende a Pablo quasi centomila dollari, superando di gran lunga qualsiasi cosa avesse fatto in precedenza e mettendolo saldamente sulla strada del traffico di droga ad alto livello.

Dopo due mesi Fabio Restrepo viene assassinato e da quel momento c’è un nuovo uomo a capo delle operazione di traffico di coca a Medellín: Pablo Escobar. Non esistono prove che Escobar abbia ucciso Restrepo, ma tutti in città sanno come è andata e cominciano a temere Pablo Escobar ed i suoi spietati scagnozzi.

All’età di soli 26 anni Pablo Escobar è a capo del sindacato della coca di Medellín, quando sposa la quindicenne Maria Victoria Helena Vellejo.

Moglie
Escobar e la sua giovanissima sposa Maria Victoria Helena Vellejo.

Al Comando

Il commercio di cocaina da Panama, attraverso la Colombia, verso gli Stati Uniti cresce esponenzialmente alla fine degli anni ’70, per lo più ad opera dell’organizzazione di Pablo Escobar. Sotto la sua guida l’industria della cocaina diviene efficiente ed altamente organizzata.

Acquista un Jet privato ed un’intera flotta di piccoli aeroplani ad elica che usa per trasportare la droga negli Stati Uniti, dove la domanda di cocaina pare inesauribile.

Due mesi dopo il suo matrimonio, Pablo e quattro dei suoi vengono arrestati di ritorno da un viaggio in Ecuador per acquistare della merce. Gli agenti dell’antidroga trovano 39 chili di cocaina nascosti nella ruota di scorta del loro camion. Con quella quantità di coca Pablo dovrebbe teoricamente finire al fresco per un bel po’ ma, come si vede dalla foto segnaletica scattata in quell’occasione, lui non è affatto preoccupato.

Pablo Escobar
La famosa foto segnaletica di Pablo Escobar, sorridente.

Pablo Escobar sa come fare per tornare a piede libero alla svelta. La sua prima mossa per uscire di galera è semplicemente corrompere il giudice del processo. L’offerta però viene respinta dal giudice, ma Pablo non si ferma certo qui. Ordina alla sua banda di indagare sulla vita del giudice e questi scoprono che ha un fratello avvocato col quale non va affatto d’accordo.

Al fratello del giudice viene dunque offerta una cifra molto generosa per difendere Escobar nel processo. Come di prassi, il giudice è costretto a ricusarsi a causa di conflitto di interessi. Quindi viene scelto un nuovo giudice, che questa volta non si fa tanti scrupoli ed accetta la bustarella. Pablo Escobar ed i suoi complici tornano quindi a piede libero, più sfrontati di prima.

Tra il 1976 ed il 1980 esorbitanti somme di denaro si riversano in Colombia, con depositi nelle quattro principali banche del paese. Pablo usa i suoi milioni per impossessarsi di ogni fase della sua operazione, viaggiando in Perù, Bolivia e Panama per acquistare tutte le fattorie di coltivazione e gli impianti di lavorazione della coca. Si compra anche la compiacenza delle polizie dei vari paesi, sviluppando la ormai famosa politica nota come “plato o plomo” (argento o piombo): se i funzionari non accettano il suo denaro, sanno di finire ammazzati.

Plata o Plomo?

Nel 1980 Pablo Escobar è al culmine del suo potere. Con tutte le forze dell’ordine sul suo libro paga, è il re incontrastato di Medellín. Possiede ville e palazzi, macchine di lusso e da corsa, elicotteri ed aerei ed è costantemente circondato da guardie del corpo. Il denaro della cocaina trasforma completamente Medellín, con discoteche alla moda e ristoranti di lusso che aprono in tutta la città.

Una delle passioni di Pablo è il calcio ed ora è in grado di togliersi ogni capriccio. Fa costruire campi da calcio perfettamente livellati ed illuminati per se e la sua banda, ma anche per la popolazione di Medellín. E’ noto che chiamava famosi radiocronisti della televisione per commentare le partite della sua banda, come se fosse una finale della Coppa UEFA.

Escobar si regala una lussuosa tenuta su un terreno di 30 Kmq che chiama Hacienda Los Napoles. Lì fa costruire e un enorme palazzo che può accogliere un centinaio di ospiti con sei piscine e fa arrivare animali esotici da tutto il mondo per il suo zoo privato.

Hacienda Los Napoles
La tenuta di Escobar ora ospita un parco tematico.
Raro documento filmato della vita all’interno della tenuta di Escobar.

In questo stesso periodo Pablo Escobar comincia a occuparsi della sua immagine pubblica. Nega costantemente di essere coinvolto in qualsiasi attività illecita, interpretando al contrario un personaggio umile ed educato. Coltiva la falsa immagine di un combattente per la libertà dei meno privilegiati e si propone come alternativa all’attuale establishment. Per dar credibilità al suo inganno dona milioni di dollari ai programmi di edilizia sociale, a beneficio dei più poveri.

Di fatto, tra il 1980 e il 1982 Pablo Escobar fa di più per aiutare i poveri di Medellín di quanto il governo colombiano avesse fatto in decenni. Una delle sue iniziative più famose è il progetto di edilizia popolare chiamato Barrio Pablo Escobar, dove fa costruire e dona migliaia di case per le famiglie rifugiate in baracche presso la discarica della città. Questo ed una serie di altri progetti lo rendono facilmente il cittadino più popolare di Medellín.

Cerimonia
Escobar ad una cerimonia di consegna delle case popolari da lui finanziate.

In privato, Pablo si atteggia in modo molto discreto. Parla a bassa voce ed è rilassato e disinvolto con quelli che lo circondano. E’ estremamente indulgente con se stesso – con cibo, bevande e donne – e si considera al di sopra di ogni legge. In un’occasione in cui viene scoperto che un cameriere ha rubato delle posate d’argento, Pablo lo fa portare davanti a sé, gli fa legare mani e piedi e poi, con un calcio, lo butta in piscina perché tutti gli ospiti lo vedano annegare.

Busona
Escobar riposa, in compagnia di una delle sue donne.

Una Breve Carriera Politica

Con la sua popolarità tra le masse e la ricchezza del suo impero economico, il successivo passo logico per Escobar è la politica. Il suo esordio è nel 1978 quando viene eletto consigliere comunale a Medellín. Nel 1980 contribuisce personalmente e finanziariamente alla formazione di un nuovo movimento politico nazionale chiamato Alternativa Liberal.

Comizio
Escobar ad un comizio del partito Alternativa Liberal.

Nel 1982 viene eletto al Parlamento, godendo così dell’immunità parlamentare, grazie alla quale, ai sensi della legge colombiana, non può essere condannato per alcun crimine. La posizione gli procura anche un passaporto diplomatico, che usa per portare regolarmente la sua famiglia in viaggio negli Stati Uniti. Durante un viaggio acquista un palazzo da $ 8 milioni a Miami Beach, in Florida.

La successiva mossa è di crearsi un proprio esercito personale. Quando un amico di famiglia viene rapito dai guerriglieri dell’M-19 (una organizzazione rivoluzionaria di sinistra), crea una milizia privata per dare la caccia ai ribelli. L’esercito di Pablo Escobar era noto come MASMorte ai sequestratori“.

La sua esposizione politica si rivela però essere l’inizio della sua caduta. Mentre a Medellín è visto come una sorta di Robin Hood, la maggior parte della società colombiana lo vede per quello che è veramente: uno spietato trafficante di droga.

Quando si presenta la prima volta in parlamento il 16 agosto del 1983, gli viene negato l’ingresso per non aver la cravatta. Se ne procura una e si dirige nella camera affollata. Si siede sul suo scranno e comincia a mordersi nervosamente le unghie.

Immediatamente il presidente della Camera si alza e chiede che tutte le guardie del corpo di Escobar escano dal Parlamento. Pablo annuisce ed i suoi scagnozzi se ne vanno. Dopo pochi minuti il ​​ministro della Giustizia Rodrigo Lara prende la parola. Difendendo un reclamo di corruzione che era stato portato contro di lui, Lara puntò il dito su Pablo Escobar, affermando:

Abbiamo un membro del Parlamento che è nato in una zona molto, molto povera ed in seguito, attraverso astuti accordi commerciali in biciclette ed altre attività, si ritrova con una fortuna gigantesca, con nove aerei, tre hangar all’aeroporto di Medellín e crea il movimento “Morte ai Sequestratori”. Mentre d’altro canto mette in scena organizzazioni di beneficenza con le quali cerca di corrompere persone bisognose. E ci sono indagini in corso negli Stati Uniti, di cui non posso informarvi qui stasera alla Camera, sulla condotta criminale di Pablo Escobar…

Rodrigo Lara Bonilla, Ministro della Giustizia

Escobar non dice una parola. Quando esce viene assediato dai giornalisti. Se ne libera e si precipita via. Attraverso il suo avvocato informa il Rodrigo Lara che se non presenta le prove delle sue affermazioni entro 24 ore dovrà affrontare un’azione legale. Il Ministro Lara obbedisce volentieri e nei giorni seguenti i giornali sono pieni di ogni sorta di rivelazione sull’attività criminale di Pablo Escobar.


L’Inizio del Declino

Escobar è ora una persona non grata negli ambienti politici. Viene espulso da Alternativa Liberal e l’Ambasciata degli Stati Uniti gli revoca il visto diplomatico. Anche la chiesa cattolica prende le distanze. Il governo sequestra persino gli 85 animali esotici nel ranch di Pablo Escobar, affermando che erano entrati illegalmente nel paese. La carriera politica di Escobar è ormai in rovina.

Ancora peggio per Pablo il governo colombiano, su sollecitazione di Rodrigo Lara, accelera la definizione di un trattato di estradizione con gli Stati Uniti che lo mette a rischio di venire processato in America per vendere cocaina in quel paese.

Nel maggio 1984, il Ministro della Giustizia Rodrigo Lara viene assassinato con sette colpi mentre si trova nella sua limousine. Ma adesso Escobar ha nemici ancora più potenti. Il presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan annuncia un giro di vite per contrastare il commercio di cocaina.

Rodrigo Lara
I giornali danno la notizia della morte del Ministro Rodrigo Lara Bonilla.

Dopo la morte di Rodrigo Lara il governo colombiano è disposto a collaborare con le autorità americane per dare la caccia ai narcotrafficanti e Pablo Escobar è il pesce più grosso di tutti.

L’uccisione di Rodrigo Lara ha anche aperto gli occhi a gran parte della popolazione colombiana sulla vera natura di Escobar. La situazione diventa insostenibile e Pablo fugge dal paese, volando in elicottero a Panama City. Tuttavia, nonostante gli fosse stato offerto asilo a Panama dal presidente Manuel Noriega l’anno prima, Escobar e i suoi compari non vengono accettati da molte delle autorità del Paese.

Dopo poche settimane in esilio, Escobar comincia a studiare un modo per rientrare in patria. Cerca di trattare col governo colombiano, facendo una proposta in base alla quale si impegna a cessare ogni attività illecita e ad usare la sua enorme influenza per liberare la Colombia dal traffico di droga. In cambio vuole conservare i suoi beni a Medellín e l’esonero dall’arresto o dall’estradizione negli Stati Uniti.

L’offerta viene seccamente respinta. Quando l’esercito panamense fa irruzione in uno dei suoi laboratori al confine colombiano, Escobar fugge in Nicaragua. Nel frattempo la sua assenza dalla Colombia mette a rischio il suo controllo del cartello di Medellín.

Un evento fa precipitare le cose: il rapimento di suo padre. Pablo ordina una vera e propria mattanza in tutta Medellín: dozzine di sospetti rapitori vengono uccisi a colpi di arma da fuoco finché, alla fine, il vecchio viene rilasciato senza che sia pagato alcun riscatto.


Guerra Totale

Nel mezzo della carneficina per il rapimento di suo padre, Pablo torna in Colombia. Ora è determinato ad affrontare lo stato colombiano con ogni sua risorsa. Finché rimane a Medellín è di fatto intoccabile, avendo comprato tutti i funzionari di polizia. Ciò gli permette, pur essendo l’uomo più ricercato del paese, di muoversi liberamente per la città.

La furia vendicativa di Pablo durante la metà degli anni ’80 è concentrata sulla magistratura, in particolare nei confronti di quei giudici che sostengono il trattato di estradizione con gli Stati Uniti. In questo periodo più di trenta giudici vengono uccisi a colpi di arma da fuoco.

Quindi, nel novembre 1985, il gruppo di guerriglieri M-19, dopo essere stato pagato un milione di dollari da Escobar, prende d’assalto il Palazzo di Giustizia e tiene in ostaggio l’intero Tribunale Supremo, chiedendo al Governo di rinunciare al trattato di estradizione. Durante l’assedio 11 dei 24 giudici del Tribunale Supremo perdono la vita.

La lunga scia di sangue sembra inarrestabile: all’inizio del 1988 gli omicidi vengono annunciati quasi quotidianamente, tanto che viene addirittura dichiarata la legge marziale per scongiurare la caduta dello stato. Il 18 agosto 1989 le squadre di Pablo Escobar uccidono sia il candidato alla presidenza Luis Galan sia il capo della Polizia di Stato.

Luis Carlos Galán
Luis Carlos Galán, un’altra delle vittime illustri di Escobar.

Nei quattro mesi seguenti, il governo colombiano arresta ed estrada negli Stati Uniti più di venti sospetti trafficanti di droga. Un’unità speciale della Polizia Nazionale Colombiana (chiamata Bloque de Búsqueda) è di stanza a Medellín appositamente per dare la caccia a Pablo Escobar. In un solo mese il 15% delle unità speciali viene ucciso dalle squadracce di Escobar.

Pablo è letteralmente in guerra con il suo governo e gli sta infliggendo enormi perdite, ma è un uomo costantemente in fuga. Riesce a restare sempre un passo avanti ai suoi inseguitori, ma è affaticato dai costanti trasferimenti necessari per farlo.

Esausto, accetta di negoziare: si impegna a porre fine alla violenza, ad interrompere tutte le attività criminali ed a consegnarsi alle forze dell’ordine. In cambio ottiene un trattamento preferenziale in una prigione di sua scelta ed una sentenza ridotta. Nel frattempo il governo colombiano ha già revocato il trattato di estradizione con gli Stati Uniti, approvando la nuova costituzione del 1991, quindi Escobar non deve più preoccuparsi della giustizia americana.

Pablo Ecobar si lascia quindi arrestare e viene regolarmente processato. Inizia quindi a scontare la sua pena nel carcere di La Catedral nel giugno del 1991. Ma questo carcere non somiglia a nessun altro carcere sulla terra. Escobar ha a disposizione un vero e proprio appartamento dotato di bar, jacuzzi e campo da calcio privato.

Cella
Nella “cella” di Escobar non manca nemmeno la moquette.

Le celle della prigione sono piuttosto delle suite d’albergo ed il cibo per Pablo ed i suoi compagni detenuti sono preparati dai migliori chef del paese. Inoltre le guardie carcerarie non sono funzionari di polizia ma sono tutte dipendenti di Pablo Escobar.

Infrangendo gli accordi Escobar continua a dirigere le sue attività criminali da La Catedral. Per questo la polizia elabora un piano per prelevarlo dalla sua prigione-fortezza e trasferirlo in una prigione normale. Ma Pablo ha talpe ovunque e, saputo del piano, fugge prima che le autorità arrivino a lui.


La Morte di Pablo Escobar

La caccia a Pablo Escobar ricomincia. Ma ora alle autorità statunitensi e colombiane si sono aggiunte un gruppo di cittadini-vigilanti noto come Los Pepes, che sta per “Persone perseguitate da Pablo Escobar“. Los Pepes conduce una campagna spietata, uccidendo più di trecento persone collegate ad Escobar ed la sua organizzazione.

Dopo la fuga da La Catedral, Pablo è costantemente in marcia, accompagnato ormai solo da Álvaro de Jesús Agudelo la sua più fedele guardia del corpo, conosciuta col soprannome di Limón. Tutti gli altri suoi stretti collaboratori sono morti e la sua organizzazione è in pezzi. Passa le notti nella giungla ed ha paura di parlare alla radio o di rispondere al telefono.

Escobar Limon
Pablo Escobar con il suo fedelissimo Limón.

Il destino di Pablo Escobar si compie il 2 dicembre 1993. I membri della squadra speciale colombiana Bloque de Búsqueda localizzano il suo radiotelefono in una casa nel barrio di Los Olivos a Medellín. Il team di Bloque de Búsqueda sfonda la pesante porta d’acciaio e sei agenti fanno irruzione. In casa con Pablo c’è solo il fido Limón. I due aprono il fuoco mentre scappano sul tetto ma non hanno scampo dai mitragliatori degli agenti di polizia.

Inseguimento
Foto originale dell’inseguimento sui tetti, pochi istanti prima della morte di Escobar.

Limón viene colpito diverse volte alla schiena e vola in strada. Quindi anche Pablo viene colpito, prima alle gambe ed al busto, poi un colpo fatale alla testa. Muore all’istante su quel tetto, all’età di 44 anni.

Pablo Escobar Morto
I membri del Bloque de Búsqueda festeggiano l’uccisione di Pablo Escobar posando davanti al suo corpo, il 2 dicembre 1993.

Confermando l’obiettivo obiettivo, il leader dell’operazione dice alla radio:

“Viva la Colombia – Abbiamo appena ucciso Pablo Escobar!”

Anonimo agente del Bloque de Búsqueda

Ma sarà vero? Pablo Escobar ha sempre detto ai suoi fratelli che, se messo alle strette, si sarebbe suicidato sparandosi alla testa. Molte persone credono che sia proprio ciò che ha fatto quel giorno, sfuggendo così per l’ultima volta e per sempre alle autorità colombiane.

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